martedì 17 marzo 2015

i benefici della curcuma

Ecco come la curcuma rigenera un cervello danneggiato da un ictus.La grande scoperta

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Curcuma

Gli scienziati statunitensi affermano che la curcuma è utile nel rigenerare le cellule del cervello dopo che si è stati vittima di un ictus.Salva i neuroni

Gli scienziati statunitensi hanno puntato gli occhi sulla curcuma, una spezia molto utilizzata nella cucina indiana. Questa volta, lo hanno fatto perché ritengono possa essere utile nel rigenerare le cellule del cervello dopo che si è stati vittima di un ictus.
La sostanza oggetto dell’interesse degli scienziati, in verità, è la curcumina: un componente della curcuma. Ed è lei quella che in genere si utilizza negli studi scientifici, dato che è il suo principio attivo ad avere proprietà terapeutiche.
Partendo da questo, i ricercatori, intenderebbero creare un farmaco specifico da utilizzare principalmente nei casi di ictus.
Lo studio, per ora, è stato condotto su modello animale ma il dottor Paul Lapchak del Cedars-Sinai Medical Center di Los Angeles è ottimista e ritiene che le prove del farmaco potrebbero iniziare a breve. Questo nuovo farmaco si ritiene possa ripristinare il percorso dei neuroni intaccato dall’ictus.
A differenza di un altro farmaco già utilizzato in questi casi, questo non andrebbe ad agire sui coaguli ma se somministrato entro tre ore (un’ora per gli animali) riduce i danni dell’ictus come deficit motori e problemi di controllo dei movimenti e muscolari.
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Questo composto è in grado di attraversare facilmente la barriera emato-encefalica, un ostacolo di non poco conto. Allo stesso modo «viene rapidamente diffuso nel cervello andando a mediare i vari meccanismi critici coinvolti nella sopravvivenza dei neuroni», ha spiegato Lapchak durante la presentazione del farmaco, al momento denominato CNB-001, all’American Heart Association International Stroke Conference di Los Angeles (8-11 febbraio 2011).
Gli scienziati, ritengono che il composto da loro ideato sia l’unica soluzione adatta all’utilizzo di questa spezia poiché, se utilizzata di per sé, non riesce a superare la già citata barriera emato-encefalica, non viene assorbita correttamente dall’organismo e ha difficoltà a raggiungere l’obiettivo quando impiegata in alte concentrazioni.
In sostanza, se vogliamo usare la curcuma come ingrediente per i nostri piatti possiamo farlo in tutta tranquillità sapendo che, comunque sia, dei benefici li apporta. Ma se l’uso deve essere “medico”, allora il farmaco è l’unica soluzione. Almeno per ora.
[lm&sdp]
Fonte : http://www.lastampa.it/2011/02/11/scienza/benessere/medicina/la-curcuma-per-rigenerare-le-cellule-del-cervello-j7ZuiaTBkD4lo6kyJcajCK/pagina.html

IL CIOCCOLATO FONDENTE CRUDO FA BENE


IL CIOCCOLATO FONDENTE CRUDO FA BENE
Scienziati mostrano le motivazioni per cui mangiare cioccolato fondente sia salutare per il sistema cardiovascolare, oltre che agire da alimento consolazione
Per molti è una consolazione gustarsi un buon pezzetto di cioccolato. Ma, se vogliamo che oltre al palato faccia bene anche alla salute, dobbiamo assicurarci che si tratti di cioccolato fondente e con una buona percentuale di cacao. In questo caso, come suggerito dagli scienziati del Top Institute Food and Nutrition e della Wageningen University (Paesi Bassi), il cioccolato può essere un toccasana per cuore e sistema vascolare.
Pubblicato su FASEB Journal, lo studio mostra che il cioccolato fondente aiuta a ripristinare la flessibilità alle arterie e a evitare che i globuli bianchi si attacchino alle pareti dei vasi sanguigni. Queste due situazioni, ricordano gli scienziati, sono un mezzo preventivo dell’aterosclerosi, dove proprio la rigidità delle arterie e le placche sono il principale sintomo.
Il merito di questa attività benefica del cioccolato fondente è attribuibile alle sostanze antiossidanti in esso contenute, tuttavia se per esempio si modifica il contenuto in flavanoli aumentandone la presenza, gli effetti salutari non cambierebbero; quello che invece cambia è il gusto che, per alcuni, è risultato peggiore e ha demotivato l’assunzione giornaliera.
Il dott. Diederik Esser e colleghi della Divisione di Nutrizione Umana della Wageningen University hanno analizzato gli effetti del mangiare cioccolato in 44 uomini di mezza età in sovrappeso per due periodi di quattro settimane. I partecipanti dovevano consumare 70 grammi di cioccolato al giorno.
Per valutare le differenze in gradimento da parte dei partecipanti e gli effetti sulla salute cardiovascolare, sono stati dati loro due tipi di cioccolato fondente: uno appositamente preparato con un alto contenuto di flavanoli e del cioccolato regolare, con un contenuto normale di flavanoli, che dovevano essere consumati separatamente nei due periodi di test. Entrambi i cioccolati avevano tuttavia una simile concentrazione di cacao. Prima e dopo entrambi i periodi di intervento, i ricercatori hanno eseguito una serie di misurazioni che sono importanti indicatori della salute vascolare.
Durante il periodo di studio, i partecipanti sono stati invitati ad astenersi dall’assumere determinati prodotti alimentari ricchi di calorie in modo da prevenire un aumento di peso.
A conclusione dello studio, i ricercatori scrivono che «questo studio fornisce nuove intuizioni su come il cioccolato influisce sulla salute endoteliale dimostrando che il consumo di cioccolato, oltre a migliorare la funzione vascolare, riduce anche la capacità di adesione dei leucociti nella circolazione».
Il cioccolato fondente si conferma dunque come una di quelle golosità che ci si può anche concedere (entro certi limiti), senza poi avere rimorsi per aver commesso un attentato alla salute.
Una vera novità per il settore Raw food, il cioccolato fondente crudo: ovvero un cioccolato preparato con ingredienti non sottoposti a...
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martedì 27 gennaio 2015

I CHILI DI TROPPO SI BATTONO CON UNA SANA ALIMENTAZIONE

I chili di troppo si battono con una sana alimentazione: tutti lo sanno, ma pochi mettono in pratica

Gli esperti dell'Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica (ADI) la definiscono come la “sindrome dell'imbuto”.

Gli esperti dell'Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica (ADI) la definiscono come la “sindrome dell'imbuto”.
Promossi alla teoria, bocciati alla pratica: la maggior parte dei soggetti obesi o in sovrappeso conosce perfettamente le regole di una sana alimentazione, eppure non le mette in pratica. È questo uno dei più eclatanti risultati emersi dall’indagine promossa dall'Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica (ADI) in occasione dell’ultimo Obesity Day, celebrato come ogni anno il 10 ottobre. I questionari sono stati distribuiti dai medici negli oltre 200 centri di dietetica che hanno aderito all’iniziativa in tutta Italia.
Sono stati intervistati 2.000 soggetti, di cui il 37% è risultato obeso, il 32% sovrappeso, il 28% normopeso e il 3% sottopeso. Dalle risposte fornite sulle abitudini e sullo stile di vita alimentare emerge come anche chi lotta con i chili di troppo è perfettamente consapevole di quello che dovrebbe fare per migliorare la propria salute. Più della metà delle persone intervistate, infatti, conosce le buone abitudini alimentari: il 48%, ad esempio, risulta consapevole che la colazione non vada saltata; il 44% dichiara di mangiare molta frutta e verdura mentre l’82% consuma generalmente olio di oliva.
«Quanto emerge da questi importanti risultati pone l’attenzione su una visione del tutto superficiale di quello che caratterizza lo stilo di vita e le abitudini alimentari “sane”», commenta Giuseppe Fatati, presidente della Fondazione ADI. In pratica è come se la maggioranza delle persone intervistate avesse compreso che l’alimento ha lo stesso valore di un farmaco, dimenticandosi però di leggere il foglietto illustrativo con tutte le indicazioni e le controindicazioni del caso. «Ciò dimostra – aggiunge Fatati - come i principi della dieta mediterranea, di cui tutti parlano, siano stati percepiti, ma non messi in pratica. Possiamo dire di trovarci in presenza di una vera e propria sindrome dell’imbuto ovvero, in linea generale tutti hanno sentito parlare della dieta mediterranea, una discreta parte ha cercato di approfondirne gli aspetti, ma solo una minima parte li ha messi veramente in atto».

martedì 9 settembre 2014

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